Una donna, una regina

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La regina Margherita di Savoia si innamorò di questo luogo non appena lo vide. Le montagne tutt’intorno sono un tappeto verde che sembra di velluto. Le pinete sfoggiano mille diverse tonalitá di verde e sulle cime piú alte le nevi perenni dominano maestose riflettendo la luce e restituendola più brillante che mai.

La pace ed il silenzio che regnano ti inducono a parlare sottovoce per portare rispetto a quella natura così bella e rigogliosa.

Non a caso la sovrana insistette anni con il marito, l’allora re Umberto affinchè le costruisse una dimora, ove trascorrere le vacanze e deliziarsi di quel magnifico posto.

Il re acconsentì. La regina stessa ne seguì i lavori e tutto fu eseguito secondo le sue disposizioni.

Ciò che ne derivò è un castello bellissimo, sobrio ed elegante, in una posizione privilegiata, dal quale si può ammirare il ghiacciaio Lyskamm.
Ci incamminiamo sul sentiero ripido che ci conduce all’ingresso del castello pronti per esplorare quel meraviglioso gioiello incastonato nella pineta. Il profumo di resina circonda tutta la vallata. La guida, un signore molto preparato tradisce fin da subito una notevole simpatia ed un grande affetto per la regina Margherita, nonché una certa riconoscenza. La venuta di sua maestá alla fine dell’Ottocento in questo luogo é stata fondamentale per lo sviluppo e l’economia di Gressoney Saint Jean, piccolo paese ai piedi del Monte Rosa.

Prima della visita indossiamo le soprascarpe, per preservare il meraviglioso pavimento in legno. La guida ci fa strada tra le stanze che un tempo hanno ospitato i sovrani, e molti loro illustri ospiti; un Giosuè Carducci, tanto per dirne uno!

Ampi caminetti, tavoli in legno massiccio, qualche sedia, panche, soffitti a cassettoni, stemmi di famiglia ovunque, perfino il tavolo da biliardo, perfettamente conservato.

Arriviamo nel salone con la grande scalinata in rovere, sapientemente intagliata, imponente, regale, profuma di legno e cera.La luce che penetra dalle finestre a cattedrale è calda ed accogliente, e ne veniamo investiti piacevolmente. 

“Hic manebimus optime” si legge al piano superiore, ad indicare che in questo luogo si sta bene.

La bella luce riempie anche la grande veranda circolare, dove ti vorresti sedere e non uscire mai più, per godere di tanta pace. 

Ed infine arriviamo alla camera della regina, dove un suo gigantesco ritratto ci dà il benvenuto. È ritratta in montagna, durante una delle sue escursioni di cui era appassionata. Ha il cappello per il sole, i capelli raccolti in una treccia e il bastone da camminata in mano. Ha un sorriso sereno, pacato. È una donna decisa, è forte e ama la natura. Impone rispetto e garbo. Camminiamo quasi in punta di piedi restando in silenzio, quasi per non disturbare la quiete di quella stanza, quasi a non voler violare un luogo tanto intimo e privato. Le sue vesti giacciono ancora nella stanza da bagno, come se da un momento all’altro ella dovesse indossarle. Una lunga sottoveste con la balza è appoggiata al separè, il catino e la brocca dell’acqua pronte per la toeletta della signora. La tenda della vasca da bagno appena scostata, come a nascondere una pudica visione. L’inginocchiatoio sotto la finestra rimane in attesa dell’estrema preghiera. 

Ci sentiamo di troppo in quell’ambiente e cosí torniamo sui nostri passi lasciando quella camera alla sua legittima proprietaria, che ci congeda con un sorriso discreto e amichevole appoggiata alla parete. 

Finiamo la nostra visita e torniamo sul piazzale antistante il castello. 

Mentre ci incamminiamo sulla via del ritorno voglio pensare che lei, così legata a quel luogo, tanto da farne la sua dimora preferita, sia ancora lì. Che alla sera, quando le luci si spengono e l’ultimo turista si è allontanato, lei si delizi ancora di quella vista meravigliosa, e che sospiri ancora affanciandosi da una delle sue finestre rivolte alle grandi montagne. 

Per quanto riguarda noi, torniamo alle nostre vite grati di tanta bellezza, sia naturale che artistica, consci di aver arricchito ancora un pò il nostro piccolo e modesto bagaglio, siamo stati veramente bene.

Avevi ragione Margherita:” hic manebimus optime”!

  

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2 pensieri su “Una donna, una regina

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