Il Minusiè

Ale La Spina

Tempo fa, per motivi di lavoro, mi sono trovato in una bottega, di quelle delle favole.

Un tuffo in un mondo che, con il trascorrere del tempo, è svanito, relegandosi in quel luogo immaginario chiamato “memoria”.

il mondo del Maestro Gugliermetto.

L’abilità e l’immaginazione istrionica nell’arte dell’intaglio… Riesce a liberare da una massa senza forma, con un lento lavorio, incisione dopo l’altra, la figura imprigionata.

Per il Maestro il legno ha un’anima e, prima di iniziare l’intarsio, si mette all’ascolto delle diverse voci che, dal materiale grezzo, sussurrano.

Quando si appresta al suo paziente operare, non impone la sua volontà, ma lascia che le mani e l’utensile impugnato seguano le forme del legno, le linee di crescita, le tensioni che lo innervavano e sostanziano.

E forse questo è il segreto che rende il Maestro non un semplice artigiano o falegname, ma un artista.

Silenzio, pazienza e, appunto, ascolto.

https://www.flickr.com/photos/61883071@N02/17099615560/

Il…

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Della serie c’holafacciacomeilculoemenevanto


Il battesimo della giornata viene già assegnato alla signora che,ripiegandosi su stessa tipo contorsionista per riuscire a guardare sotto alla serranda del negozio abbassata quasi completamente, chiede:”so di essere tremendamente in anticipo”
(si è vero, mancano 15 minuti all’apertura, lo sai, eppure rompi le scatole ugualmente)
“ma potrei entrare a dare un’occhiata?”
(Ma non lo vede che il negozio è ancora buio?)
“Mi spiace signora, apriamo alle 10 e chiudiamo alle 22. ”
Lei imperterrita accusa il rifiuto ma rimane piegata a 45 gradi pur di intravedere qualcosa…
Presto..
qualcuno chiami un ortopedico per sbloccare la signora per favore che devo andare a prendermi il caffè!

Non sempre ciò che manca di colore è meno bello…

“Dove hai messo i tuoi colori?” Gli chiesero gli altri tulipani con aria arrogante

“Veramente non lo so”

rispose timido il candido fiore

“Sei ridicolo, ed insignificante!”,lo sbeffeggiavano

“Non mi sembra di essere meno bello di voi”, si difendeva

Ma chi mai potrebbe ammirare un pallido e stupido fiore senza colore? Guarda noi, viola come l’irruenza, rosso come la passione, giallo come il sole,  e tu? Cosa vorresti rappresentare?

Accanto a lui un grande tulipano viola, impettito sul suo stelo come un soldatino, lo stava guardando dall’alto al basso con aria sprezzante. La sua era un’espressione piena di rabbia. Nessuna ape mai si posava su di lui poiché il suo atteggiamento burbero le teneva lontane, e più le api si tenevano alla larga e più lui diventava viola dalla rabbia.

Poco più in là un tulipano tutto rosso, teneva lo sguardo basso e lo osservava di sottecchi. Non aveva il coraggio di guardarlo mai, non parlava e ad ogni gesto la vergogna lo rendeva sempre più rosso.I

Il tulipano giallo invece, che tra tutti gli aveva rivolto le parole più aspre, lo stava fissando intensamente, e cercava in lui ogni possibile difetto per denigrarlo e umiliarlo.

 

Il bianco tulipano chinò il capo, per la tristezza. Che avessero ragione loro?

Quando all’improvviso uno sbatter d’ali li scosse tutti quanti. Lo spostamento d’aria tolse loro il fiato.

Una luce accecante riempì il prato ed una creatura meravigliosa si posò accanto ad essi.

Un angelo.

Chiuse su di sè le grandi ali e si chinò delicato sul timido fiore.

“Il più bello e il più nobile di tutti, bianco come la neve e puro come l’animo di un bambino, ecco cosa rappresenti”

Riaprì le grandi ali e si levò in alto lasciando tutti  i fiori senza parole.

http://flic.kr/p/rZ6L3c 

Signore e signori, Messer Tulipano

Ale La Spina

Non credo di essere un modello top di romanticismo, ne tanto meno esser la reincarnazione di un botanico, ma sono uno a cui la natura sorprende sempre. Mi sorprende anche nella semplicità di un fiore, sobrio quanto elegante, minimale quanto fiero.

Posso immaginare una aiuola di tulipani come coriandoli dopo il passaggio di mille carri allegorici, come pennelli dalla punta fine che si imbrattano dei colori del sole, come delle spugne che assorbono la luce e la filtrano nell’iride, rIdiffondendola attraverso i loro petali.

sono talmente poco romantico che non mi ero nemmeno accorto del mio involontario romanticismo.

tu arrivi in un pomeriggio di primavera, un pomeriggio durante la settimana che filtra e seleziona i visitatori, ti presenti all’ingresso di un castelletto belloccio ma niente di che, entri, ti guardi attorno e sei fottuto.

E’ amore a prima vista, ti si accende tutto, occhi cuore mente. Mille e mille bulbi…

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Lo spiraglio 

  Egli sbirciava sempre da dietro il massiccio portone di legno. Sbirciava nel giardino del palazzo gli altri bambini che giocavano gioiosi. Non gli era concesso di mostrarsi, nemmeno di rivolgersi a loro, per via del suo aspetto. Era nato con una deformazione, e il re lo aveva bandito dalla corte. Un figlio deforme non si confaceva alla stirpe reale, era una vergogna di sangue blu da tenere nascosta. Fu solo l’amore della madre, la regina, che gli permise di vivere almeno a palazzo, insieme ai suoi fratelli e sorelle. 
Così egli si accontentava di guardarli ridere facendo ben attenzione a non farsi scorgere. Pena l’allontamento immediato dalla famiglia.
Quando un bel giorno di una calda estate, i bambini decisero di fare un bagno nel laghetto della tenuta. La bimba più piccola d’improvviso sfuggì al controllo della governante lanciandosi con impeto nell’acqua, emulando i fratelli più grandi. La situazione si presentò subito tragica. Le acque del lago erano troppo alte e limacciose per dei bambini così piccoli e la ragazza alla quale erano affidati troppo inesperta per tentare un estremo salvataggio.
Quando con un improvviso tuffo quell’essere strano si buttò senza esitare, contravvenendo agli ordini del re. Nuotò fino alla piccola che agitava le manine sopra alla bionda e ricciuta testa e la trascinò in salvo sulla sponda del lago. Senza nemmeno una parola si ritrasse nell’erba alta lasciando tutti tra lo stupore e lo spavento. 
Ciò che fu raccontato e che si racconta ancora oggi è che una strana creatura, forse mandata da Dio, sbucò dai cespugli per salvare la principessa….e forse….non solo lei

La pallina.

 L’addetto alla sala giochi si avvicina con aria svogliata al distributore a gettoni di pupazzi. Ha il carrello pieno di nuovi personaggi, che con i loro sorrisi disegnati attendono inermi di raggiungere i loro compagni all’interno del box:”the big one”…L’uomo apre la
porticina ed inizia a svuotare i grandi sacchi di nylon dove Doraimon, Peppa Pig, l’ispettore Zenigata ed una gigantesca rana Kermit sono pronti per essere pescati come premio al più fortunato. Ma ecco che dal carrello cade qualcosa…è una pallina, lucida e rossa…
Cade e rimbalza e dopo un attimo di esitazione inizia a rotolare a causa della leggera pendenza del pavimento del centro commerciale. Alla pallina non sembra vero:”che sia questa la libertà?” E dove potrebbe andare una pallina rossa tutta sola…Di colpo viene distolta da questo pensiero dal calcio di un ragazzo che la
incontra sulla sua strada. Lo slancio la fa rimbalzare sulla luminosa “The big one”, dove l’addetto continua a mescolare peluche senza curarsi della fuggiasca. Ma complice nuovamente la pendenza del pavimento, la pallina ritorna a rotolare, questa volta cambiando direzione. Alcuni passanti la notano e scansano la sua corsa finchè una bambina, infagottata da un vestitino da bambola, tira la mano della mamma per farle vedere la
pallina.
“Potrei giocare insieme a lei” pensó la pallina, “sarebbe bello, questa potrebbe essere la libertà”.Ma la mamma della bambina, troppo presa dai suoi pensieri le lancia solo una breve occhiata e prosegue a passo spedito.
Un uomo nel frattempo le sferra un’altro calcione:”Sono una pallina rossa, che diamine, mica un pallone di cuoio!”
Il calcione dell’uomo la spedisce dritta sotto alla The big One dove il tizio adesso sta svuotando i raccoglitori di monete. Due euro per tentare la fortuna…il marchingegno è temporizzato e rilascia un pupazzo ogni tanto, suscitando grida ed applausi da parte dei vincitori.
La pallina ricomincia a rotolare, e la sua breve corsa termina a metá del corridoio. “Se la libertà è questa, io non la voglio, non credo mi piaccia poi così tanto” pensó la pallina delusa ed amareggiata. Finchè all’improvviso, da dietro l’angolo, spunta un cane dal lungo e morbido pelo Gli occhi avidi e vivacissimi l’avevano già puntata, ma la stretta della sua proprietaria non gli aveva permesso di avvicinarsi a quel gioco così interessante. Dopo una prima titubanza della ragazza col guinzaglio finalmente all’animale è permesso avvicinarsi alla pallina, e con una delicatezza ben più che umana il cane afferra l’ambito premio. Trotterellando si allontana, sotto gli occhi ignari dell’addetto alla The Big One, felice di quella grande conquista.
“Giocheremo insieme nei prati, e credo che sì…mi piaccia la libertà!”